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Il voto alle donne al centro dell’inaugurazione del 39° anno accademico UPTER

Alla Camera dei Deputati, nella Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari, con Livia Turco e Mario Avagliano: una cerimonia dedicata alla conquista del suffragio femminile e ai diritti nati da quella battaglia.

Si è tenuta giovedì 1° ottobre, presso la Nuova Aula dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, l’inaugurazione del 39° anno accademico dell’UPTER. La cerimonia è stata dedicata alla conquista del voto alle donne, a partire dalla nascita della Repubblica italiana, e ai diritti civili e sociali che ne sono derivati.

Ospiti d’onore sono stati Livia Turco, già ministra della Repubblica e presidente della Fondazione Nilde Iotti, e Mario Avagliano, giornalista, storico e autore del libro Voto alle donne.

Il presidente dell’UPTER, Francesco Florenzano, ha aperto i lavori ricordando la grande conquista del 1946, quando le donne votarono per scegliere tra monarchia e repubblica. Ha poi sottolineato come la funzione dell’UPTER, da 39 anni, sia quella di migliorare la qualità della vita delle persone offrendo loro le conoscenze necessarie per comprendere meglio la realtà.

A questo tema si è agganciato Riccardo Corbucci, in rappresentanza del Comune di Roma, che ha indicato nella partecipazione alle attività dell’UPTER uno strumento di crescita personale e un esercizio del diritto all’apprendimento permanente, tracciando un parallelo con l’esercizio del diritto di voto. Un apprendimento che conduce inevitabilmente alla ricerca della felicità attraverso gli strumenti forniti dalla conoscenza.

Mario Avagliano, intervenendo sul tema del voto alle donne, ha sostenuto che una società costruita al maschile è una società incompleta: non può esserci vera democrazia escludendo metà della popolazione. Per sottolineare quanto fosse radicata la concezione millenaria di una società patriarcale, che riduceva la donna a “compimento dell’uomo” anziché riconoscerla come essere senziente e indipendente, ha ricordato come perfino Vincenzo Gioberti definisse la donna, rispetto all’uomo, “come il vegetale per l’animale”. Ha poi richiamato il coraggio e la determinazione di Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo italiano e autrice di In faccia al Codice Pisanelli, che si batté per il diritto di voto, per la parità giuridica ed educativa e per la tutela del lavoro femminile.

Lo storico ha affermato che nel 1946 l’Italia divenne una Repubblica soprattutto grazie al voto delle donne, che andarono alle urne in gran numero e fecero la “scelta giusta”: una scelta di cui dubitavano i politici e la stampa dell’epoca, che avevano apertamente espresso il timore che le donne potessero votare per la monarchia.

Livia Turco ha sottolineato come l’Assemblea costituente sia stata il luogo in cui si fece “il cesello” sulla parola, per dare all’Italia una carta d’identità nella quale tutti potessero riconoscersi. Ne è un esempio l’articolo 37, che sancisce la parità salariale tra uomini e donne e parla di “essenziale funzione familiare” della donna. Proprio sull’aggettivo “essenziale” si scontrarono madri e padri costituenti: questi ultimi avrebbero preferito “fondamentale”, ma il messaggio che doveva passare era la parità dei diritti della donna lavoratrice rispetto all’uomo, pur riconoscendone il ruolo essenziale all’interno della famiglia, un ruolo che le condizioni di lavoro avrebbero dovuto consentire di svolgere.

Lo sforzo dei costituenti fu ammirevole e, tra le madri costituenti, c’era Nilde Iotti, una delle 21 donne dell’Assemblea costituente e tra le poche a far parte della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo della Costituzione. Livia Turco è oggi presidente della fondazione a lei dedicata.

Ha concluso il dibattito Giorgio Benvenuto, con alcuni ricordi personali di quel periodo storico.

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