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DON GIORGIO DE IURI – Luigi il pellegrino dell’esistenza.

Presentazione del libro L. D’ORAZIO, Sulla Via di Santiago. Un diario di viaggio e di vita alla scoperta di sé
Palazzo Englefield, Università Popolare di Roma, 17 dicembre 2025

Grazie a tutti e grazie dell’invito a partecipare alla presentazione del libro.

Un ringraziamento al Presidente Francesco Florenzano, e alla professoressa Anna Volpe. La mia gratitudine al dott. Luigi D’Orazio, autore del libro che mi è chiesto di presentare, al quale mi lega l’affetto e la possibilità che mi è stata data di stargli vicino in un modo unico e profondo.

Aver potuto contemplare quant’è vera la frase che alla fine del Cammino ti ha rivolto Luis “sei una bella persona e sono felice di averti conosciuto”, mi spinge oggi a chiamarti così come ti conosce e ti chiama il più grande pellegrino di sempre, Colui che lascia i cieli per andare in cerca del cuore dei suoi figli: semplicemente Luigi stasera.

Luigi è un pellegrino dell’esistenza. Il libro che oggi presentiamo non è soltanto il racconto di un viaggio, né semplicemente un diario di cammino lungo il celebre Cammino di Santiago. È piuttosto un atto di testimonianza, una meditazione sulla vita, una riflessione che intreccia memoria, fatica, speranza e scoperta interiore.

Desidero parlare di questo libro non solo come sacerdote, ma come compagno di tante persone che, nella propria storia, cercano un senso, una direzione, una luce per interpretare i momenti difficili e quelli di gioia. Ed è proprio questo che Luigi ci offre: non una teoria, non un trattato, ma un’esperienza narrata con sincerità, a volte con sorpresa e schiettezza, altre volte con pudore e con poesia. Un’esperienza che diventa parola perché ha toccato la sua vita in profondità.

Sin dall’inizio comprendiamo che Luigi non parte per Santiago con la leggerezza del turista. Parte, piuttosto, con l’umiltà di chi si riconosce creatura limitata, fragile, ma desiderosa di verità. E questo è forse il primo grande messaggio del suo libro: la vita chiede umiltà. Non l’umiltà umiliante che nessun uomo o donna dovrebbe evocare per sé o per altri, ma l’umiltà luminosa, quella che ci permette di guardarci allo specchio senza giudicarci, senza pretendere ciò che non siamo, senza nascondere le nostre ferite e paure.

Nel Cammino, fatto di silenzio e ascolto, condivisione e solitudine, il pellegrino si accorge che il ritratto che aveva di sé – nonostante l’età – è incompleto, parziale, non del tutto profondo. Come medico Luigi aveva osservato tanti corpi, tante sofferenze, ma forse non si era soffermato abbastanza sulla propria interiorità. Il Cammino diventa allora un modo per dire: “Ecco chi sono veramente”. Senza maschere, senza ruoli, senza aspettative, così come più volte si ritorna nel libro, dicendoci che il Cammino ci spoglia dei titoli e ci mette tutti alla pari. Il viaggio verso se stessi, allora, di cui l’autobiografia è stato il canale principale anche per molti mistici e santi, è il vero viaggio dell’esistenza, raccontato in queste pagine.

L’umiltà, in questo senso, non è abbassarsi, ma accogliersi, o meglio – da credente e da sacerdote posso dire – lasciarsi guardare con verità e amore: accettare i propri limiti, i propri ritmi, i propri tempi, le paure e i desideri, dare un nome ai vuoti, scorgere le motivazioni delle nostre scelte più importanti, affrontare le tenebre, il dolore e la morte. E, paradossalmente, quando un pellegrino accetta la propria fragilità, diventa più forte, perché smette di combattere contro se stesso e comincia davvero a camminare, perché amato integralmente.

È così che il passo della frenesia cede al rallentare della camminata dove si distinguono necessità da illusioni, si impara a dare priorità a ciò che conta e dà vita, da ciò che la vita la consuma soltanto, sotto la coltre della superficialità. Luigi ci ricorda che la vita somiglia molto a quello zaino che tutti i pellegrini portano sulle spalle. Spesso lo riempiamo troppo: di preoccupazioni inutili, di ricordi pesanti, di ansie che non ci appartengono. E quando il peso si fa insostenibile, comprendiamo che dobbiamo lasciar andare qualcosa, scegliere ciò che conta davvero. Scegliere l’indispensabile diviene allora necessario, come riequilibrare lo zaino dell’esistenza, e poggiarsi su ciò che non verrà mai meno.

In tal senso, mi sembra di scorgere nel racconto del nostro autore, un vero percorso spirituale, alla ricerca di quelle fondamenta della vita, che non possono risiedere in ciò che non è eterno, e dunque – per fede – in Dio.

Luigi con realismo sposa in questo viaggio se stesso, e sposa la fatica e l’imprevedibilità del Cammino, un itinerario segnato da paesaggi splendidi ma anche da dolori fisici, peso sulle spalle, fame e sete, giorni di luce e giorni di pioggia. Il nostro pellegrino racconta tutto questo con un linguaggio semplice e diretto, come un compagno di viaggio che non vuole mettersi in mostra, ma condividere, camminare a fianco al lettore, che quasi percepisce anche i propri piedi muoversi verso Santiago.

Nelle pagine dedicate agli incontri, colpisce lo sguardo di Luigi: uno sguardo che ascolta, e si lascia sorprendere. Ci racconta di giovani alla ricerca di se stessi, di anziani che portano sulle spalle una storia lunga, di persone ferite da lutti, fallimenti, tradimenti. Eppure, ogni volto sul Cammino diventa un segno di speranza. Perché in ognuno c’è una scintilla di bene, un desiderio di riscatto, una domanda di senso e di pienezza.

Ed è qui che il secondo tema entra con forza: la speranza, quella vera, quella che non nasce dall’ottimismo superficiale ma dalla certezza profonda che, anche quando la notte sembra lunga, nessuna notte è per sempre, come spesso – soprattutto verso la fine del testo – il nostro autore si ripete, e ci ripete.

Luigi nel Cammino scopre che la vita è piena di notti: notti di dolore, di confusione, di paura, di malattia. Ma ogni notte porta con sé una promessa: la luce verrà. Sempre. Magari piano, magari in modi che non avevamo previsto, ma certamente verrà.

E questo è un messaggio profondamente cristiano, che parla anche a chi cristiano non è. Perché ogni essere umano conosce il buio, ma conosce anche la nostalgia della luce, da cui proviene e a cui desidera ardentemente ritornare.

La dimensione spirituale del libro c’è ma è delicata, mai invadente. Luigi non fa prediche: racconta. E proprio per questo la sua testimonianza diventa ancora più credibile. Dio, per lui, non era altrove se non nel cuore del pellegrino.

Permettetemi di dirlo chiaramente: anche la fede è un cammino. Non una teoria astratta, non un insieme di definizioni, ma un incontro che avviene dentro l’intera vita. E spesso avviene proprio lì dove pensiamo che non possa esserci nulla: nella stanchezza, nella fragilità, nella notte appunto. Ma la notte non è mai l’ultima parola. La vera sorpresa di chi si mette davvero in cammino verso la propria interiorità, è scoprire di essere stati amati lì dove sembrava impossibile.

Le pagine finali del libro ci accompagnano all’arrivo a Santiago. Non c’è trionfalismo, non c’è esaltazione. C’è commozione, c’è una parola che ritorna fortemente, che è “gratitudine”. E soprattutto c’è la consapevolezza che il vero traguardo non è la piazza davanti alla cattedrale, ma ciò che è avvenuto dentro lungo la strada.

Luigi ci lascia con un pensiero semplice e potente: il pellegrinaggio continua nella vita quotidiana. Ogni giorno è un passo. Ogni scelta è un bivio, e la freccia gialla indica sempre le profondità della nostra anima. Lì saremo pienamente ciò che siamo, e per questo saremo davvero amati.

Un’ultima parola mi sia concessa per il nostro autore pellegrino: grazie. Grazie per aver condiviso un tratto di strada così coinvolgente, per avercene fatto parte, per la bellezza che c’è in queste pagine e per la bellezza del cuore umano che racconti. Grazie per aver accolto la sfida a lasciarti spogliare di tutto, per essere ciò che sei: niente è più bello della verità di sé. Infine, grazie perché ci hai mostrato – e mostrerai ai futuri lettori – che nessuna notte è per sempre, che la luce sta già sorgendo.

Grazie Luigi, che il Signore, pellegrino con ogni pellegrino, continui a camminare accanto a te e accanto a ciascuno di noi.

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