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Roma, 3 novembre 2020

Ancora una volta il Covid-19 ci obbliga a sospendere le nostre attività, le quali sono state già ampiamente compromesse dall’inizio della Pandemia.

Ci eravamo preparati alla seconda ondata, abbiamo sanificato e igienizzato la nostra sede, abbiamo evitato di proporre corsi in sedi che non ritenevamo sicure, abbiamo posticipato le date di partenza dei corsi in aula, abbiamo programmato oltre 300 corsi on line, abbiamo sempre indossato mascherine e monitorato gli ingressi, ma la pandemia è più grande di noi, di tutti noi e dobbiamo nuovamente fermarci.

L’invito a non lasciare la propria casa se non per necessità, prima obbligatorio ora a discrezione della persona, è uno dei tanti modi per impedire il contagio: l’equazione è meno contatti stretti maggiore possibilità di non venirne contagiati. Noi siamo d’accordo che in questa fase l’unica possibilità è serrare le fila e da oggi anche noi abbiamo aderito all’invito del Governo e abbiamo chiuso la sede di via quattro novembre. Questo non significa che non continueremo a lavorare. Tutti i nostri dipendenti, collaboratori e volontari lo faranno in modalità smart working e saranno al fianco dei soci e della cittadinanza attraverso la posta elettronica e presto anche con il telefono.

Sono momenti difficili per una organizzazione complessa come la nostra che necessita un sostegno continuo, in genere ottenuto con la contribuzione ai nostri corsi, la vera nostra arma di finanziamento. Se i corsi diminuiscono diminuisce anche l’entrata e così è, e questa volta in maniera drammatica. La prima volta, a marzo, avevamo già fatto l’80% delle iscrizioni e abbiamo retto, ora, per il nuovo anno, siamo al 25%. Tanti ci dicono di aspettare che si possa ritornare in aula per iscriversi perché i corsi on line non sono la stessa cosa e quelli in aula sono la miglior cosa. Noi abbiamo la stessa opinione ma la necessità fa virtù, per cui abbiamo proposto in alternativa tanti corsi on line.

Tuttavia, dobbiamo ancora fare appello alla generosità da parte dei nostri soci, ricordando che lo Stato ci ha dato a fondo perduto solo 2.000 euro nel mese di giugno scorso. Ma le bollette, i contributi previdenziali, gli stipendi, i debiti contratti, non sono stati sospesi, mettendoci così nella dolorosa esistenza di chi deve solo dare senza ricevere.

Ci hanno detto che le nostre sono attività non indispensabili e addirittura il Presidente della Liguria si è permesso di dire che gli anziani non sono produttivi: due osservazioni che ci fanno rabbrividire. La cultura come gli anziani sono beni fondamentali. Una civiltà si basa su di loro, la cultura perché apre agli altri e al mondo, gli anziani perché sono l’identità e la memoria.

Per questi motivi e per mantenere in vita l’Upter ti chiediamo un nuovo sforzo, un nuovo atto di generosità, dandoci un contributo economico, quanto vuoi e puoi.

Grazie per quello che farai.

Prof. Francesco Florenzano
Presidente dell’Upter

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