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“100 anni fa la Repubblica di Weimar creò il primo stato democratico sul suolo tedesco. Come base di questa repubblica nel 1919 fu adottata la Costituzione di Weimar. L’articolo 148 recita: “L’educazione della gente, compresi i centri di educazione degli adulti, dovrebbe essere promossa dal Reich, dai Lander e dai Comuni”. Così scrive Annegret Kramp-Karrenbauer (presidente della Associazione tedesca di educazione degli adulti che raggruppa 895 Università popolari con 2.883 sedi didattiche  frequentate da oltre 9 milioni di persone che partecipano ad oltre 700.000 corsi) nell’annuario pubblicato dall’associazione in occasione del centenario della sua fondazione. Questi centri sono conosciuti con la sigla VHS (Volkshochschule, in italiano tradotto frequentemente Università popolare) e si finanziano attraverso le iscrizioni per circa un terzo mentre gli Stati (Lander) e i Comuni corrispondono ognuno 1/3 del budget necessario al funzionamento.

Ho voluto ricordare questo centenario per provare a far arrossire la nostra classe dirigente politica ed amministrativa (indipendentemente dal colore politico) o meglio addirittura a vergognarsi. In Germania non solo nella Repubblica di Weimar ma nel secondo dopoguerra mondiale, più propriamente negli anni ’60, le Università popolari si riorganizzano e diventano una istituzione apprezzata ed essenziale per la popolazione tedesca e per gli stranieri (ben 1.139.821 frequentanti) centro di educazione alla democrazia e all’integrazione tra i popoli.

 

In Italia nessuno vuole finanziare le Università popolari, né lo Stato né le Regioni né i Comuni. Ci sono spiccioli in alcune Regioni del Nord (Piemonte, Veneto, Friuli-Venezia Giulia), qualcosina in Puglia ma solo con motivazione sociale piuttosto che culturale e contenendoli nell’ottica dell’Università della Terza Età. Una condizione umiliante, desolante, sconcertante!

Eppure, sento spesso nostri soci distratti dichiarare che la Upter riceve contributi pubblici! Non capisco dove prendono queste notizie anche se non dovrei meravigliarmi nell’epoca delle fake news!

 

Il divario tra noi e la Germania è anche su altri numeri, produzione, lavoro, cultura in generale, musica (oltre 50 grandi orchestre sinfoniche e almeno altre 150 in piccole città). Come non arrossire, come non vergognarci, noi patria di cultura, di storia millenaria, di “poeti, inventori e navigatori”. Invece, la realtà è amara: siamo il paese con analfabeti funzionali cioè quelle persone che sanno leggere e scrivere ma che non riescono a sviluppare un pensiero critico e hanno difficoltà a comprendere testi semplici, come ad esempio le istruzioni di montaggio di un oggetto da poco acquistato. In Italia, gli analfabeti funzionali sono il 28 per cento della popolazione totale (nella graduatoria mondiale ci classifichiamo al 4° posto, la citata Germania con il 18% è al 14°, peggio di noi sta l’Indonesia con il 69%, il Cile con il 53% e la Turchia con il 47%). La migliore è la Finlandia con l’11% seguita dai paesi del Nord Europa.

Quest’anno è il nostro 32° anno di attività e siamo lontanissimi dai numeri della Germania con la certezza che lo saremo anche al festeggiamento del centenario (celebrato ovviamente da altri). C’è da arrossire, da vergognarsi, da disperarsi.